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Charles S. Ross

Charles S. Ross (Purdue University, Indiana, USA).

Professore di letteratura inglese e direttore del programma di

Letteratura Comparata, ha scritto la prima traduzione completa

dell'Innamorato in inglese e così introduce Boiardo al mondo

anglo-sassone. La sua traduzione in versi della Tebaide di Stazio vedrà

la stampa quest'anno. E' autore di due libri di critica letteraria, The

Custom of the Castle from Malory to Macbeth (California 1997) e

Elizabethan Literature and the Law of Fraudulent Conveyance: Sidney,

Spenser, Shakespeare (Ashgate 2003).


Charles Ross is professor of English and chair of the Program in

Comparative Literature at Purdue University. He has published the

first-ever English translation of Boiardo's Orlando Innamorato, and his

verse translation of Statius's Thebaid will be published in 2004. He is

the author of two critical studies, The Custom of the Castle from Malory

to Macbeth (California 1997) and Elizabethan Literature and the Law of

Fraudulent Conveyance: Sidney, Spenser, Shakespeare (Ashgate 2003).

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Boiardo nel mondo anglosassone

L’Orlando furioso dell’Ariosto e la Gerusalemme liberata del Tasso ebbero la fortuna di trovare traduttori famosi: John Harington scrisse per Elisabetta Prima alla fine del cinquecento, producendo per la famosa regina un Furioso inglese, e Eduardo Fairfax, conosciuto per i suoi parenti famosi durante la guerra civile del mille seicento quaranta-mille seicento sessanta, scrisse il suo capolavoro durante il regno di Re Giacomo primo. Ariosto e Tasso, insieme ai loro traduttori, hanno dato al romanzo epico un prestigio che è durato fino al novecento. Ma loro hanno solamente raffinato quello che Boiardo aveva già riscaldato nel forno della sua immaginazione. Fu il Boiardo che per primo ha combinato gli elementi medievali di trama, temi, e personaggi che erano le materie prime della sua epica cavalleresca.Purtroppo non c’era un traduttore inglese famoso per l’Orlando innamorato, con l’eccezione di uno scrittore minore di sonetti chiamato Roberto Tofte, che ha tradotto solo due canti. A causa di questa mancanza, l’influenza della fantasia boiardesca sulle letterature fuori dell’Italia è rimasta, naturalmente, indiretta. Nessuna traduzione inglese o americana è venuta in assistenza per aiutare il poema ad attraversare le barriere culturali. Ci sono, però, delle altre ragioni per le quali Boiardo non ha trovato un posto nella cultura anglo-sassone. Come spiegherò più avanti, gli inglesi non hanno avuto bisogno di un re come Carlo Magno o di un bandito come Rinaldo. Ma adesso, vorrei prima fare un piccolo volo attraverso i secoli per mostrare come gli scrittori migliori ci dimostrano che il lavoro del Boiardo, proprio perché ha inspirato i poemi di Ariosto e Tasso, ha avuto un’influenza importante che vale la pena di considerare oggi.Nel cinquecento inglese, e nella storia della poesia inglese più in generale, lo scrittore più importante —forse l’unico scrittore perbene—è Edmund Spenser. Fra i poeti inglesi occupa il quarto posto, dopo Shakespeare, Milton, e Chaucer. Per me Spenser sta al livello di un altro scrittore inspirato dalla cultura irlandese, James Joyce, sebbene io considero che Spenser abita un po’ più in su sul fianco del Monte Parnasso. Spenser ha scritto il famoso poema The Faerie Queene, ma siccome ha scritto in un inglese arcaico lodando cose che non piacciono agli italiani, cioè l’importanza del protestantismo e il valore della regina Elisabetta prima, The Faerie Queene non è ben conosciuto in Italia, negli anni passati o adesso. Nondimeno lo Spenser e il Boiardo hanno ereditato la stessa tradizione romanzesca e spesso lavorano in modo simile. Tutti e due i poeti hanno una simpatia per i costumi della cavalleria, e tutti e due hanno inventato storie meravigliose. Sono tutti e due in debito alle Metamorfosi di Ovidio, e hanno capito il modo di usare l’allegoria, della quale hanno trovato esempi nei romanzi medievali e nelle enciclopedie mitografiche. Boiardo ha creato un’allegoria dell’occasio , o fortuna, nella persona della Fata Morgana, e Spenser pure ha creato una scena simbolica basata sulla figura dell’Occasio. Ci sono forse altri spunti in comune fra i due poeti, ma andiamo avanti.Un altro esempio dell’influenza indiretta del Boiardo ci viene attraverso il Don Chisciotte del Cervantes, un libro che, secondo una notizia pubblicata quest’anno da un’agenzia culturale in Norvegia, è il più famoso romanzo nel mondo. In questo libro, letto -- o almeno conosciuto -- da quasi tutti, troviamo qualche spunto preso dal Boiardo, se non dall’Ariosto. Per esempio, quando due amici di Don Chisciotte distruggono i libri come Amadis di Gaula che hanno fatto impazzire il vecchio signore, Cervantes loda “il famoso Matteo Boiardo” e il suo libro viene salvato dal fuoco, come anche quello dell’Ariosto. Questi due vicini di casa annunciano anche la superiorità del libro di Boiardo rispetto alle storie di Renaldo de Montalban, una delle fonti dello Scandianese. Inoltre Cervantes si riferisce a uno dei brani più comici del Boiardo quando ricorda il tempo in cui il piccolo ladro Brunello ha rubato il cavallo del Sacripante, lasciando sotto il cavaliere lo stecco di un albero per mantenerlo alzato da terra.Come Cervantes, anche il poeta inglese John Milton ha avuto una grande simpatia per la fantasia del Boiardo. Un famoso riferimento al Boiardo occorre nel poema Paradiso ritrovato, che Milton ha pubblicato dopo il Paradiso perduto. In questo brano, il diavolo Satan ha una visione dei Persi, un popolo bellicoso della regione che occupa oggi l’Iran. Per spiegare a noi quante persone Satan (Satana) vede, Milton ha paragonato questa visione dei Persi che fanno guerra ai due milioni che secondo Boiardo vengono con Agricane quando il re di Tartaria attacca Albracca, la fortezza di Angelica. E’ un brano famoso che leggo in Italiano, per la prima volta tradotto, credo, e poi in inglese.non c’erano tanti uomini, né un campo così grande,quando Agricane con tutti i suoi soldati del nordha fatto assedio intorno all’Albraca, come dicono i romanzi,città di Galafrone, in modo da conquistarela più bella delle donne, Angelica,figlia sua, cercata da tanti cavalieri argutisia pagani, sia reali di Carlo Magno,tanto e tanto numerosa era la loro cavalleria.Such forces met not, nor so wide a campwhen Agrican with all his Northern powersBesieg’d Albracca, as Romances tell,The City of Gallaphrone, from thence to winThe fairest of her Sex, Angelica,His daughter, sought by many Prowest Knights,Both Paynim, and the Peers of Charlemagne,Such and so numerous was their Chivalry.Sappiamo che Milton ha letto Boiardo, ma forse nell’edizione di Francesco Berni o il rifacimento di Ludovico Domenichi, o forse ricordò il brano di Don Chisciotte nel quale il vecchio cavaliere ricorda anche lui il gran numero di guerrieri di Agricane. “Sbagliate,” dice Don Chiscotte, “perché noi non resteremo due ore a questo bivio fino che non vediamo più soldati armati di quelli che sono venuti all’assedio di Albraca per portare via la bella Angelica.” L’uso da parte di Milton di una guerra inventata in un poema sacro è un po’ sbagliato, suggerendo che il poeta inglese non ha capito bene la delicatezza del modo in cui Boiardo ha mescolato la storia vera con quella non vera. Nondimeno, la discordanza ci sembra ben fatta, perché la retorica sublime del Milton spesso ha una specie di valore comico, come nel Boiardo. Così, per esempio, quando la creatura chiamata il Peccato, innamorato del suo fratello la Morte, manda il diavolo per risparmiare la vita della Morte, Milton imita un episodio dell’Innamorato nel quale Angelica risparmia Rinaldo mandando Orlando al giardino di Falerina nel ventottesimo canto del primo libro.Dopo Milton il romanzo cavalleresco era quasi morto -- scrittori come Henry Fielding o Jane Austen hanno scritto romanzi non per duchi e conti ma per quelli che appartenevano alle classi più umili della società. Durante l’Ottocento, nondimeno, c’era un ritorno ai temi medievali, e perciò non è sorprendente che il più chiaro esempio dell’influenza del Boiardo sul mondo anglosassone occorre in questo momento. Thomas Love Peacock era amico di Percy Shelley, marito di Mary Shelly, che ha scritto Frankenstein. Shelley morì a Livorno in un giorno ventoso navigando a vela sul mare. L’ultimo romanzo di questo amico di Shelley, il Peacock—il nome vuol dire “pavone”—prende in prestito per un’eroina il nome della famosa figura di Fortuna, la Fata Morgana, che sta al centro del più famoso brano allegorico dell’Innamorato. Era il lavoro di Peacock spiegare bene per i lettori inglesi esattamente chi era Morgana, chi era Boiardo, e perché Boiardo, uno scrittore così brillante, non era ben conosciuto in Inghilterra. Probabilmente Peacock ha conosciuto la storia della fortuna del Boiardo dall’edizione pubblicata nel mille ottocento trenta da Antonio Panizzi, l’italiano che, per scappare dagli austriaci che governavano la sua città di Modena, è andato a Londra, dove lavorava nella famosa biblioteca del British Museum. Panizzi ha curato in nove volumi i poemi di Boiardo e Ariosto e ha ristabilito, dopo l’ascendenza del testo di Berni durante il settecento, quello originale del Boiardo stesso. William Stewart Rose, un amico di Sir Walter Scott e il traduttore del Furioso, ha pubblicato una traduzione in prosa del testo di Berni nel mille otto cento venti tre. Quasi sicuramente Peacock ha conosciuto le due edizioni, quella del Berni pubblicata dal Rose, e quella originale pubblicata da Panizzi subito dopo. Nel romanzo intitolato Gryll Grange, che vuol dire ‘la casa colonica della famiglia Gryll’, la donna Morgana s’innamora di un uomo, e quel che stupisce l’uomo non è la bellezza di Morgana ma la sua conoscenza della storia del testo di Boiardo. Durante una passegiata in campagna, Morgana spiega al suo amante che l’Innamorato, nell’originale italiano di Boiardo, è più semplice e più sincero di quello di Berni. Dice, “E magari l’antichità dello stile è davvero il modo giusto di narrare questa storia. Il Boiardo, mi sembra, ha più fiducia nella sua narrativa che non ha Berni. Io lo leggo credulosa, dove gli scherzi di Berni fanno che io non credo a quello che dice.”Dopo il lavoro del Panizzi e il gusto critico di Thomas Love Peacock, Boiardo è rimasto sconosciuto, ma almeno fu letto il suo romanzo, come vediamo nel lavoro popolareggiante intitolato Bullfinch’s Mythology, cioè La mitologia di Bullfinch, che ricorda in tre volumi i miti greci e romani e anche le più famose storie medievali, come quelle di Re Artù e Carlo Magno. Nei brani dedicati a Carlo Magno, Bullfinch racconta i fatti della versione boiardesca, ma senza far menzione del nome del poeta, come ha notato Jo Ann Cavallo, e dopo più di cento anni, questi libri di Bullfinch sono ancora in vendita. Adesso ci possiamo chiedere perché il Boiardo ha una così scarsa presenza nella letteratura inglese e americana, e la riposta comincia, come abbiamo visto, con: 1) la presenza di Ariosto, che ha bloccato il panorama della letteratura italiana dalla vista degli inglesi, non come Dante, che è il primo autore italiano sempre studiato nelle scuole, ma come continuatore e ladro dei temi boiardeschi. Leggiamo alla fine di Don Chiscotte che Cervantes ha voluto dire chiaramente che Don Chiscotte è morto, proprio perché così nessuno avrebbe cercato di continuare o forse sorpassare la sua storia. Non era intenzione di Boiardo fare una cosa simile, perché Orlando era già morto nella Chanson de Roland, e Boiardo stesso era una specie non di continuatore ma amplificatore della storia di Orlando, come Ariosto. 2) La seconda ragione per l’invisibilità del Boiardo è certamente i cambiamenti di lingua che hanno lasciato dimenticato il Boiardo anche in Italia oltre che in Inghilterra, ma anche, direi, le sfortune familiari dei Boiardo, perché Boiardo ha avuto solo figlie femmine e nessun uomo per proteggere i suoi diritti d’autore; e c’era anche il problema che Ariosto non ha fatto niente per promuovere il nome di Boiardo. 3) Ma, a mio avviso, l’ultima ragione per la mancanza di una forte presenza boiardesca nel mondo anglosassone è culturale, cioè, che lo spazio che occupa il materiale del Boiardo nella cultura italiana è stato già riempito nella cultura anglosassone. Vediamo come funziona la cultura in questo senso.Sappiamo che Boiardo ha scritto per due gruppi diversi. Nel quattrocento in Italia, all’alto livello della società piacevano le storia di re Artù, ma nelle piazze e fra il popolo minuto piacevano le storie di Carlo Magno, Orlando, Rinaldo, eccetera. Per far piacere a tutti e due i gruppi che l’ascoltavano, Boiardo ha cambiato Orlando, trasformando questo guerriero religioso in amante, introducendo l’amore e la magia delle storie di re Artù nel mondo di Carlo Magno. Per questo il materiale di Boiardo è simile a quello dell’autore inglese Thomas Malory, che nel mille quattro cento ottanta ha tradotto per Margaret of York, sorella del re di Inghilterra, i romanzi francesi del Re Artù. La storia arturiana era presentata al più alto livello della società, sia in Italia, sia in Inghilterra. Ma c’era un altro ramo dell’albero francese di Carlo Magno, ed era quello di Rinaldo di Montalbano. Rinaldo era sempre un tipo fuori legge. Io direi che le sue storie venivano dalle storie francesi medievali del Reynard la Volpe, ma la cosa importante dal punto di vista culturale è che Rinaldo rappresenta i margini della società. Rinaldo, i fratelli, e il padre Amone abitavano nel sud della Francia, lontano da Parigi e dal centro di potere politico. La cosa più notevole è che Rinaldo soffre dell’ingiustizia, di solito istigato dai Manganzesi, che appartengono alla corte di Carlo mentre Rinaldo e i suoi mancano di potere politico, e anche di ricchezza.In contrasto al poema ariostesco, dove i più importanti personaggi sono forse Ruggiero, Astolfo, Brandimarte, e Orlando, nel poema di Boiardo il più importante, forse eccetto Orlando, è sempre Rinaldo. E’ Rinaldo che beve dalla fontana di Merlino e poi odia Angelica; è Rinaldo che combatte quasi sempre; che va alla Rocca Crudele; che trova Fiordiligi, Prasildo, ed Iroldo; che poi viene castigato dall’Amore e s’innamora di Angelica. Altri personaggi, specialmente Angelica, pensano sempre a lui. Spesso Boiardo lo lascia nel momento in cui incontra un nuova avventura, quando Rinaldo incontra uno sconosciuto, di solito senza nome, o Rinaldo sente o legge storie, come quella della moglie di Marchino o di Albarosa. Il suo cavallo Baiardo è sempre il più famoso. Infine è lui che è vittima della magia di Malagise e di Angelica. E’ questa seria di avventure comiche ma anche razionali che fa un così importante contrasto con Ariosto, che ha quasi dimenticato il ruolo di Rinaldo di bandito col cuore d’oro.Allora, perché il mondo anglosassone non era sensibile a quest’aspetto dell’arte di Boiardo? Dove nella cultura inglese si trova una cosa simile, un uomo arguto che lotta contro il governo e cerca giustizia, qualche volta per i poveri? La risposta ci viene in mente, poiché questo spazio culturale nell’immaginazione anglosassone è stato già riempito da un’altra figura che non ha un equivalente nelle lettere italiane, non è menzionato da Dante, anche se viveva nel duecento, almeno secondo il mito, non è cantato nelle piazze, e non ha trovato nessun posto fra i pupi siciliani. Questa figura o persona è Robin Hood. Questo abitante della foresta di Sherwood, vestito di un tipo di stoffa verde chiamata Lincoln green, appartiene alla cultura mercantesca, non aristocratica, e perciò le sue armi non sono cavallo e lancia ma arco e saetta. Robin Hood era cantato nelle piazze, nel teatro, e nei primi romanzi dell’Ottocento inglese, come Ivanho di Sir Walter Scott, e anche oggi in televisione e nei film come Monty Python and the Holy Grail. Vediamo come la cultura popolare ha fatto un insieme di Re Artù e Robin, nonostante Robin Hood sia vissuto sette cento anni dopo Re Artù. La ragione è perché queste sono le figure che occupano lo spazio del re buono e del bandito, del centro di potere e dei margini.Per concludere, c’erano due livelli necessari per un successo, quello aristocratico e quello popolare, la vita della corte e la vita della campagna. Nell’Innamorato ci sono tutti e due, una corte di Carlo Magno trasformata in quella arturiana—come vediamo nell’uso di amore, magia, e anche la strana tavola rotonda che Boiardo da a Carlo nel primo canto—e una campagna dove vivono tipi fuori legge come Rinaldo. L’Inghilterra aveva già Re Artù, e perciò non c’era bisogno che Carlo si sostituisse a lui, e aveva anche un eroe popolare, cioè Robin Hood, perciò non ha cercato di sostituirlo con un Rinaldo. Allora, ecco perché Boiardo quasi non esiste nel mondo anglosassone.Ma ci sono buone prospettive per il futuro. Boiardo esiste per quelli che imparano l’italiano, o che leggono la mia traduzione e scoprono tutte le gioie di una cosa “dilettosa e nova,” quella combinazione speciale che fa dell’Innamorato uno dei capolavori della letteratura italiana, un poema che ispirò non solo altri poeti ma anche i pupi siciliani.