Luciano Garofano è tenente colonnello dellArma dei Carabinieri. Laureato in scienze biologiche, si è specializzato in tossicologia forense e dal 1995 comanda il Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, che ha competenze su tutto il Nord Italia. Ha svolto numerose perizie in casi giudiziari di risonanza nazionale, tra cui la strage di Capaci, il caso di Donato Bilancia, il delitto di Cogne. Attualmente è docente di tecniche del sopralluogo e criminalistica nel master in scienze forensi presso
lUniversità degli Studi di Parma.
IL RUOLO DELLE INDAGINI GENETICHE NEL CASO RELATIVO “ALL’ENIGMA BOIARDO”
Il caso che ci è stato affidato ha riguardato l’analisi di reperti ossei e dentali databili tra il 1400 ed il 1500, al fine di individuare i resti appartenuti in vita al poeta Matteo Maria Boiardo.L’indagine si è svolta in più fasi ed è risultato il frutto di eterogenee attività di equipe a cui, oltre agli esperti del RaCIS (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche), hanno proficuamente collaborato gli storiografi, detentori di indispensabili informazioni di riferimento ed i colleghi antropologi dell’Università di Bologna, sede distaccata di Ravenna, con i quali è stato possibile concordare l’approccio analitico da seguire, confrontare i risultati ottenuti e consolidare le ipotesi relative alla identificazione personale. La piena ed immediata assonanza umana e scientifica che si è stabilita con gli antropologi, ha consentito di sviluppare un lavoro appassionante e professionalmente unico nel suo genere. La prima fase è consistita nella ricerca dei reperti, secondo le indicazioni fornite dagli storiografi, attraverso l’ispezione delle camere sepolcrali, cui ha partecipato per il RaCIS, il Ten. Col. Luciano Garofano, il Cap. Marco Pizzamiglio ed altro personale specializzato del RIS di Parma che, insieme ad alcuni esperti, si sono calati all’interno delle anguste cripte sottostanti l’altare maggiore. Essa ha avuto lo scopo di rilevare posizione, natura e consistenza dei reperti, ai fini di una adeguata raccolta e conservazione dei campioni da sottoporre alle successive indagini di laboratorio. Sono stati raccolti numerosi campioni ossei ed altrettanti denti, variamente distribuiti tra le varie camere visitate. In particolare, nella prima camera, sono stati reperiti tre gruppi di ossa appartenenti ad altrettanti individui, mentre dalla seconda camera è stato possibile estrarre, inizialmente, soltanto alcuni denti, dispersi nei diversi strati di terreno.La seconda fase, immediatamente successiva alla precedente, ha riguardato lo studio preliminare di tutti i reperti, effettuato congiuntamente agli antropologi, al termine del quale è stato possibile selezionare e dividere il materiale raccolto, parte del quale è stato avviato alle indagini di DNA, mentre la restante parte è stata oggetto degli accertamenti antropologici.La terza fase, quella più lunga, più delicata, certamente la più complessa, è consistita invece nell’analisi del DNA. In considerazione dell’età e del precario stato di conservazione dei reperti, si è deciso di utilizzare più sistemi analitici. Quindi, un’aliquota dei campioni è stata trattenuta al RIS di Parma, allo scopo di esaminare (tipizzare) il DNA nucleare, mentre un’altra aliquota è stata inviata al RIS di Roma, per esaminare il DNA mitocondriale (le analisi sono però ancora in fase di completamento). Nell’ambito di questa fase, particolarmente ardua, è risultata la procedura di estrazione del DNA : preliminarmente, sia le ossa che i denti, sono stati accuratamente puliti, al fine di rimuovere l’abbondante presenza di terriccio ed altro materiale esogeno, sono stati poi tagliati in piccole porzioni, lavati accuratamente e ridotti ad una fine polvere. Si è quindi proceduto all’estrazione vera e propria del DNA, da considerarsi lo stadio sicuramente più critico di tutto l’impianto analitico, che si è concretizzato in un lunghissimo processo di laboratorio, connotato da diversi e più volte ripetuti trattamenti di eliminazione delle sostanze interferenti, di purificazione, di quantificazione e di concentrazione degli estratti, al fine di ottenere quantità sufficienti di DNA da sottoporre ai successivi steps analitici. Si è quindi passati all’amplificazione ed alla successiva tipizzazione (studio delle caratteristiche personali) del DNA, mediante elettroforesi capillare. In totale, sono state studiate sedici regioni del DNA (scientificamente denominate STR = Short Tandem Repeat), scelte tra quelle più sperimentate ed affidabili e maggiormente in uso nella comunità scientifica internazionale ai fini dell’identificazione personale. In realtà, in considerazione dell’estrema difficoltà derivante dall’esame di reperti così al limite, sia l’estrazione, sia l’amplificazione dei campioni, ha comportato l’uso di protocolli mirati, messi a punto presso il RIS di Parma e l’impiego di strumentazione robotizzata in grado di aumentare la resa analitica e limitare al massimo l’errore manuale.L’intero processo analitico, assicurato da tutto il personale della sezione di biologia del RIS di Parma, cui va il merito di aver svolto un eccellente lavoro di analisi, si è snodato per circa quaranta giorni di intensissime attività ed ha permesso di ottenere, nonostante la precarissima condizione dei reperti, vari profili di DNA, appartenenti ad altrettanti individui. Tra questi, estremamente interessanti e decisivi, sono risultati due profili, i quali hanno esibito tra loro un possibile rapporto di filiazione (cioè un ipotesi parentale di tipo padre-figlio) : il primo, ricavato da alcune ossa, tra quelle repertate nella prima camera sepolcrale sottostante l’altare maggiore ; il secondo, relativo ad alcuni denti raccolti nella camera attigua.La quarta fase ha riguardato la discussione dei risultati, sentito il parere degli storiografi circa la sede di sepoltura del poeta e dei suoi avi e, soprattutto, gli esiti degli studi condotti dagli antropologi, da considerarsi complementari alle analisi genetiche e sicuramente essenziali ai fini della identificazione personale.Dal complesso di tutte le indagini espletate, appare verosimile affermare che i resti del poeta Matteo Maria Boiardo, possano concretamente identificarsi in alcune ossa tra quelle rinvenute nella prima camera sepolcrale, mentre i denti, sarebbero appartenuti in vita, al proprio padre. E’ con estrema soddisfazione che si segnala, inoltre, che i risultati raggiunti, rappresenterebbero il primo caso al mondo in cui da ossa e denti cosi antichi e degradatati, sia stato possibile determinare un così alto numero di regioni di DNA nucleare (STR), tali da consentire un ipotesi di identificazione personale consistente ed affidabile. Non può infine sottacersi la meravigliosa, appassionata e stimolante esperienza vissuta da tutti coloro che, come noi, a vario titolo, hanno avuto la fortuna e l’onore di partecipare a questa meritoria opera culturale, scientifica ed umana.Tenente Colonnello, Dr. Luciano GarofanoComandante del RIS Carabinieri di Parma