Da «La Rassegna della Letteratura Italiana», gen.-giu. 2002.
FABIO COSSUTTA, Itinerarium mentis ac salutis: gli «Amorum libri» di Matteo Maria Boiardo, Roma, Bulzoni, 1999, pp. 312 (Athenaeum. Letteratura italiana, n.s. 20).
Rispetto ai saggi sul canzoniere boiardesco tipici del periodo crociano, centrati sullattenzione psicologico-estetica, questo saggio analogamente ripercorre gli stati danimo del poeta, ben riassunti nella tripartizione: «smisurata esultanza» del I. I, «smisurato sconforto» del II, riconquista infine del senso della misura, rinnovata amarezza, e conclusione sui temi della caducità umana e dellascesa spirituale, nel III. Ma contemporaneamente esso ci offre un riesame dellopera, opportunamente svolto secondo esigenze attuali: infatti la sua interpretazione dà rilievo consapevole non solo allitinerario dello spirito boiardesco attraverso le gioie e i dolori damore per Antonia Caprara, ma alla sua conclusione morale, non più considerata semplicemente un ossequio letterario al modello petrarchesco, ed anzi considerata in modo positivo. Ciò significa, rispetto ad altri tempi, una giusta e più precisa attenzione per la struttura degli Amorum libri, che non si risolve però in tecnicismo arido, ma coinvolge le scelte lessicali e metriche dellautore, e insieme il significato dellallegoria (collegata a visioni di sogno e interpretazioni complessive della vicenda) e dellintroduzione di liriche ad amici, e in particolare alle cugine Marietta e Ginevra Strozzi, quali confidenti del poeta. Analogamente il saggio si distingue per lattenzione per i maestri del Boiardo: anzitutto Petrarca (suggerimenti da lui offerti sono ingegnosamente riscontrati anche nei Trionfi della Morte e della Fama), ma non poco Dante, e i classici, e Giusto de Conti, provenzali e stilnovisti. Inoltre è chiaro limpegno per collegare le liriche a momenti della storia del 400, oltre che ad un più ampio sfondo culturale: donde il gusto di excursus anche estesi (che appaiono indice dellattitudine allinsegnamento), da quello sul concetto di natura, che si estende a scrittori dellantichità e a medievali come Alano di Lilla e Bernardo Silvestre, a quello su interpretazioni rinascimentali dellamore e della felicità ultraterrena, sostenuto da Valla, Cusano e Ficino.
La paziente rilettura del canzoniere boiardesco implica quindi un elevato numero di osservazioni sorretto da ampia preparazione critico-bibliografica cosicché il volume appare pregevole sia per esso sia per la sua impostazione. Il discorso si svolge con padronanza degli argomenti, e insieme con facilità di parola, che implica, al limite, quasi una sorta di gusto dellornato. Qualche limite particolare è per noi tuttavia da riscontrare nel giudizio sullacrostico del l. I, che indicherebbe la «non esclusività» e la «ripetibilità» dellincontro con la Caprara, per cui una ricercatezza stilistica introdotta a sottolineare il valore di quella passione assumerebbe un significato di universalità, che non appare evidente; e soprattutto non giovano certi giudizi troppo carichi sul contrasto fra tardo Medio evo e Rinascimento (per cui a p. 85 il 200 e il 300 sono detti «secoli bui» quanto a etica civile e valore delle coscienze, e a p. 305 è «tenebre» letà prerinascimentale) e laffermazione che nel sec. XV Firenze fosse la città dItalia politicamente più tormentata (che dire, allora, della continua instabilità di Genova?). [Giovanni Ponte]
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