IL VIAGGIO DI ORLANDO
Rieccoci alla pazzia di Orlando. O meglio, come si dice da noi, ad Orlando Pazzo. In questo periodo, dove i pazzi non esistono più, il puparo fa fatica a muoversi. A chi paragonare Orlando pazzo? Il nostro pazzo ha carattere, non cerca giustificazioni in lontane problematiche infantili, né ha ricevuto spinte da una società crudele. Quindi il nostro è un elogio alla pazzia, non solo per quella che è figlia dellamore. Allora seguiamo Orlando da quando lascia la corte di Carlo Magno ed inizia questo meraviglioso viaggio sulle tracce di Angelica. E non basta un mitico duello con il cugino-rivale di sempre, quel Rinaldo che ama/odia Angelica. Deve anche affrontare Agricane, che oltre a ribattere i colpi di Durlindana con Trinchera, deve anche sorbirsi la predica di Orlando sulla fede e sullamore platonico. E lui, da rozzo soldataccio abituato a far uso delle donne, alla fine scopre fede e amore Il viaggio continua dentro un sogno dove Orlando si ritrova finalmente paladino al fianco di Angelica, ma il risveglio è duro: Angelica ama Medoro e a lui non rimane che la pazzia damore. Comè noto, toccherà ad Astolfo andare sulla Luna e, tra ampolle e barattoli, mentre San Giovanni Evangelista fa da guida, riportare il senno ad Olando. Come al solito il tutto avviene senza chiedere il consenso del pazzo e se invece lui avesse voluto restare pazzo?
Nel Teatro dei Pupi, la Pazzia di Orlando era uguale per importanza a Roncisvalle e a Tre contro Tre a Lampedusa. Erano queste le tre serate magiche dove mancare significava tradire. Ogni puparo arrivava al tema della pazzia di Orlando seguendo le disavventure di Isabella e Zerbino, di Doralice e Rodomonte! Ma quando Orlando scopriva che non è lui Medoro, allora avveniva quello che lAriosto ha chiamato LOrlando Furioso. Questo appellativo non è mai entrato nel linguaggio del puparo. Per il Teatro dei Pupi Orlando non era furioso ma pazzo! Come rendere visibile la pazzia nel Teatro dei Pupi? Ogni teatro che si rispetti ha almeno quattro Orlando: uno da lavoro, uno di riserva, uno nudo pazzo e uno che getta le armi. Se si considera che larmatura di un pupo è assemblata per resistere alle continue battaglie ci si renderà conto che per fargli gettare le armi ci vuole arte e mestiere.
Ti può capitare di andare allOpera dei Pupi, e, se non sei di casa può succederti di trovarti coinvolto tra la gente di sala e di scena, confuso tra opranti, pupari, cantastorie, tamburini, cuntastorie, suonatori di pianola, di chitarra e fisarmonica Ti chiederanno di dare una mano a sistemare panche, cartelloni, scene, pupi, fili e spade. Intanto a te si aggiungeranno altri, e così basta che uno domandi come si chiamava la spada di Agricane o quella di Turpino che il cuntastorie continuerà cuntando del duello di Orlando e Agricane, mentre il puparo tira fuori i pupi per sistemarli in scena spiegando perché si è arrivati a quel duello. E dalla sala il puparo, sempre ripartendo da dove aveva lasciato, reciterà allora lepisodio in cartellone quella sera. Il pianino accompagna la battaglia, il cantastorie copre gli intervalli, il puparo anima i pupi e loprante lo segue. E così comincia la rappresentazione. Per tutto il tempo vedi scorrere scene mai viste prima. Pupi di legno con sangue vero nelle vene, spade vere che troncano teste e corpi apposta costruiti in faggio e rame. E quando sentirai Carlo Magno che dice e con questo sereno, Signori tutti la buonasera! tirerai un sospiro di sollievo perché il tempo è volato con un ritmo mozzafiato. Poi cercherai di uscire perché alla fine tutti di solito escono tranne che allOpera dei Pupi dove, tra Zibibbo di Marsala e Passito di Pantelleria, tra cassate e cannoli si continua perché cè sempre qualcuno che vuole sapere cosa successe poi ad Angelica. Toccherà al cantastorie rispondere perché il puparo ha almeno trenta pupi da riparare dopo la battaglia. Così ti può capitare di incontrare il professore che discute di classici, lesperto di tradizioni popolari che cerca ancora di decifrare il fenomeno, la coppia che sa tutto su Ariosto o il pensionato che conosce a memoria Boiardo e la Divina Commedia.
Il viaggio di Orlando, Roland Mad ,El viaje de Orlando
Orlando Pazzo fa parte di un lunghissimo ciclo che trovò in Italia, dal periodo cortese sino a dopo il Rinascimento, attenti ascoltatori che amavano navigare ad occhi chiusi dietro le infinite avventure di Orlando. Queste infinite chansons de gestes hanno trovato sbocco ideale nel teatro delle marionette e si sono infine stabilizzate nel teatro dei pupi. Oggi ,la pazzia di Orlando, è raramente proposta per la sua difficoltà tecnica e per la mancanza di artisti in grado di eseguirla.Riproporla e in tre versioni (italiano inglese e tedesco) è anche una sfida verso chi continua a usare i pupi come folklore o oggetti scenografici.
Onestamente sentire parlare Orlando in inglese o americano (con qualche accento texano o gallese) può suscitare irritazione quando si sconosce che ci sono fior di traduzioni inglesi dei nostri testi carolingi ,per non parlare del ciclo arturiano. Si può certamente dissentire pensando ad una tradizione popolare siciliana (sic!) portata o trasportata altrove e quindi sradicata.Noi abbiamo scelto un altro percorso per giustificare questo lavoro.Le origini del testo non sono forse in francese, tedesco, inglese e italiano?Romanceros, troubadores e cantastorie non si esprimevano nella loro lingua? E gli autori dei cicli, da quello carolingio al ciclo arturiano, non scrivevano in tedesco, francese, italiano ed inglese?Ed i pupi non erano belgi, spagnoli, francesi, napoletani, laziali, calabresi, pugliesi ed infine solo siciliani ?E che dire quando anche in Sicilia si stavano estinguendo e solo grazie al coraggio di pochissimi si sta assistendo ad una rinascita che ha del miracoloso?
Orlando parla inglese, francese, tedesco perché vuole riaffermare la sua contemporaneità.
Il suo messaggio teatrale ha superato lo spirito dellattore che entra nella marionetta divenendo unica anima. Oggi è il pupo che ritorna protagonista perché riesce a diventare animato e umano non appena si alza il sipario. Dentro le sue armature il cuore pulsa sangue a grande velocità.
Orlando non si è stancato di parlare italiano, il cosiddetto italiano di Camilleri rubato ai pupari.
Orlando che partito da Sutri del Lazio o dalla corte di Re Carlo a Parigi nel suo lungo viaggio non solo attraversa lEuropa sino al vicino e lontano Oriente passando per lAfrica certamente parlava larabo e noi aggiungiamo anche il francese, linglese e il tedesco.Un Orlando europeo o meglio universale che si ripresenta al pubblico dopo lesperienza di Dallas e di Dusseldorf: al pubblico internazionale di Milano.Il viaggio di Orlando è quel viaggio, appunto, del Primo Paladino che è sì impazzito damore per Angelica, ma è stato abbondantemente aiutato a diventare pazzo da un mondo anomalo dove i cavalieri e la cortesia esistevano perché dallaltro lato cera la violenza e lintolleranza. E Orlando non ha retto a tutto questo.E bastata poi una donna, per loccasione goccia che ha fatto traboccare il vaso.Noi proponiamo le tre versioni perché riteniamo che questa cultura sia un patrimonio comune europeo. Dalla Spagna alla Boemia il ciclo epico carolingio è una casa culturale comune.Proporlo con il teatro dei pupi è nello stesso tempo un ritorno al futuro a cui noi crediamo fermamente.
Rieccoci alla pazzia di Orlando. O meglio, come si dice da noi, ad Orlando Pazzo. In questo periodo, dove i pazzi non esistono più, il puparo fa fatica a muoversi. A chi paragonare Orlando pazzo? Il nostro pazzo ha carattere, non cerca giustificazioni in lontane problematiche infantili, né ha ricevuto spinte da una società crudele. Quindi il nostro è un elogio alla pazzia, non solo per quella che è figlia dellamore. Allora seguiamo Orlando da quando lascia la corte di Carlo Magno ed inizia questo meraviglioso viaggio sulle tracce di Angelica. E non basta un mitico duello con il cugino-rivale di sempre, quel Rinaldo che ama/odia Angelica. Deve anche affrontare Agricane, che oltre a ribattere i colpi di Durlindana con Trinchera, deve anche sorbirsi la predica di Orlando sulla fede e sullamore platonico. E lui, da rozzo soldataccio abituato a far uso delle donne, alla fine scopre fede e amore Il viaggio continua dentro un sogno dove Orlando si ritrova finalmente paladino al fianco di Angelica, ma il risveglio è duro: Angelica ama Medoro e a lui non rimane che la pazzia damore. Comè noto, toccherà ad Astolfo andare sulla Luna e, tra ampolle e barattoli, mentre San Giovanni Evangelista fa da guida, riportare il senno ad Olando. Come al solito il tutto avviene senza chiedere il consenso del pazzo e se invece lui avesse voluto restare pazzo?
Nel Teatro dei Pupi, la Pazzia di Orlando era uguale per importanza a Roncisvalle e a Tre contro Tre a Lampedusa. Erano queste le tre serate magiche dove mancare significava tradire. Ogni puparo arrivava al tema della pazzia di Orlando seguendo le disavventure di Isabella e Zerbino, di Doralice e Rodomonte! Ma quando Orlando scopriva che non è lui Medoro, allora avveniva quello che lAriosto ha chiamato LOrlando Furioso. Questo appellativo non è mai entrato nel linguaggio del puparo. Per il Teatro dei Pupi Orlando non era furioso ma pazzo! Come rendere visibile la pazzia nel Teatro dei Pupi? Ogni teatro che si rispetti ha almeno quattro Orlando: uno da lavoro, uno di riserva, uno nudo pazzo e uno che getta le armi. Se si considera che larmatura di un pupo è assemblata per resistere alle continue battaglie ci si renderà conto che per fargli gettare le armi ci vuole arte e mestiere.
Ti può capitare di andare allOpera dei Pupi, e, se non sei di casa può succederti di trovarti coinvolto tra la gente di sala e di scena, confuso tra opranti, pupari, cantastorie, tamburini, cuntastorie, suonatori di pianola, di chitarra e fisarmonica Ti chiederanno di dare una mano a sistemare panche, cartelloni, scene, pupi, fili e spade. Intanto a te si aggiungeranno altri, e così basta che uno domandi come si chiamava la spada di Agricane o quella di Turpino che il cuntastorie continuerà cuntando del duello di Orlando e Agricane, mentre il puparo tira fuori i pupi per sistemarli in scena spiegando perché si è arrivati a quel duello. E dalla sala il puparo, sempre ripartendo da dove aveva lasciato, reciterà allora lepisodio in cartellone quella sera. Il pianino accompagna la battaglia, il cantastorie copre gli intervalli, il puparo anima i pupi e loprante lo segue. E così comincia la rappresentazione. Per tutto il tempo vedi scorrere scene mai viste prima. Pupi di legno con sangue vero nelle vene, spade vere che troncano teste e corpi apposta costruiti in faggio e rame. E quando sentirai Carlo Magno che dice e con questo sereno, Signori tutti la buonasera! tirerai un sospiro di sollievo perché il tempo è volato con un ritmo mozzafiato. Poi cercherai di uscire perché alla fine tutti di solito escono tranne che allOpera dei Pupi dove, tra Zibibbo di Marsala e Passito di Pantelleria, tra cassate e cannoli si continua perché cè sempre qualcuno che vuole sapere cosa successe poi ad Angelica. Toccherà al cantastorie rispondere perché il puparo ha almeno trenta pupi da riparare dopo la battaglia. Così ti può capitare di incontrare il professore che discute di classici, lesperto di tradizioni popolari che cerca ancora di decifrare il fenomeno, la coppia che sa tutto su Ariosto o il pensionato che conosce a memoria Boiardo e la Divina Commedia.
Il viaggio di Orlando, Roland Mad ,El viaje de Orlando
Orlando Pazzo fa parte di un lunghissimo ciclo che trovò in Italia, dal periodo cortese sino a dopo il Rinascimento, attenti ascoltatori che amavano navigare ad occhi chiusi dietro le infinite avventure di Orlando. Queste infinite chansons de gestes hanno trovato sbocco ideale nel teatro delle marionette e si sono infine stabilizzate nel teatro dei pupi. Oggi ,la pazzia di Orlando, è raramente proposta per la sua difficoltà tecnica e per la mancanza di artisti in grado di eseguirla.Riproporla e in tre versioni (italiano inglese e tedesco) è anche una sfida verso chi continua a usare i pupi come folklore o oggetti scenografici.
Onestamente sentire parlare Orlando in inglese o americano (con qualche accento texano o gallese) può suscitare irritazione quando si sconosce che ci sono fior di traduzioni inglesi dei nostri testi carolingi ,per non parlare del ciclo arturiano. Si può certamente dissentire pensando ad una tradizione popolare siciliana (sic!) portata o trasportata altrove e quindi sradicata.Noi abbiamo scelto un altro percorso per giustificare questo lavoro.Le origini del testo non sono forse in francese, tedesco, inglese e italiano?Romanceros, troubadores e cantastorie non si esprimevano nella loro lingua? E gli autori dei cicli, da quello carolingio al ciclo arturiano, non scrivevano in tedesco, francese, italiano ed inglese?Ed i pupi non erano belgi, spagnoli, francesi, napoletani, laziali, calabresi, pugliesi ed infine solo siciliani ?E che dire quando anche in Sicilia si stavano estinguendo e solo grazie al coraggio di pochissimi si sta assistendo ad una rinascita che ha del miracoloso?
Orlando parla inglese, francese, tedesco perché vuole riaffermare la sua contemporaneità.
Il suo messaggio teatrale ha superato lo spirito dellattore che entra nella marionetta divenendo unica anima. Oggi è il pupo che ritorna protagonista perché riesce a diventare animato e umano non appena si alza il sipario. Dentro le sue armature il cuore pulsa sangue a grande velocità.
Orlando non si è stancato di parlare italiano, il cosiddetto italiano di Camilleri rubato ai pupari.
Orlando che partito da Sutri del Lazio o dalla corte di Re Carlo a Parigi nel suo lungo viaggio non solo attraversa lEuropa sino al vicino e lontano Oriente passando per lAfrica certamente parlava larabo e noi aggiungiamo anche il francese, linglese e il tedesco.Un Orlando europeo o meglio universale che si ripresenta al pubblico dopo lesperienza di Dallas e di Dusseldorf: al pubblico internazionale di Milano.Il viaggio di Orlando è quel viaggio, appunto, del Primo Paladino che è sì impazzito damore per Angelica, ma è stato abbondantemente aiutato a diventare pazzo da un mondo anomalo dove i cavalieri e la cortesia esistevano perché dallaltro lato cera la violenza e lintolleranza. E Orlando non ha retto a tutto questo.E bastata poi una donna, per loccasione goccia che ha fatto traboccare il vaso.Noi proponiamo le tre versioni perché riteniamo che questa cultura sia un patrimonio comune europeo. Dalla Spagna alla Boemia il ciclo epico carolingio è una casa culturale comune.Proporlo con il teatro dei pupi è nello stesso tempo un ritorno al futuro a cui noi crediamo fermamente.
