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Innamorata dei cavalieri boiardeschi da più di quindici anni, ho accettato con gioia l'invito del Maestro Onofrio Sanicola di attivarmi in questo abbinamento di cultura accademica e cultura popolare, con l'obbiettivo di riscoprire insieme la personalità e l'opera di Matteo Maria Boiardo.
Quanta strada si è fatta dal lontano 1969 quando Carlo Dionisotti, nell'ambito di un convegno scandianese dedicato a Boiardo, dichiarò che "sarebbe difficile trovare altro poeta nostro, così genuino, secondo che oggi a noi sembra, così sano, semplice e vigoroso, ai danni del quale si siano più lungamente e apertamente dispiegate l'ignoranza e la noncuranza, la prepotenza e l'insolenza dei presunti lettori e studiosi e critici"!

In questi ultimi decenni, si è visto, insieme ai convegni del 1994 per il cinquecentenario della morte del poeta e gli atti stampati, un susseguirsi di libri di critica, saggistica, importanti nuove edizioni, le prime traduzioni complete in inglese delle sue opere maggiori, nonchè un'attenzione tutta nuova nel campo dello spettacolo. Sulla scia di tutta questa attività, benchè indipendente da essa, si è aggiunta per ultimo la scoperta e l'identificazione dei resti mortali di questo grande poeta italiano.

Mentre è possibile parlare quindi di una riscoperta del Boiardo su vari livelli, è giusto anche ricordare due tradizioni di teatro popolare che hanno sempre mantenuto una familiarità con lui. Il Maggio epico tosco-emiliano ha nel suo repertorio tradizionale alcuni titoli tratti dall'Orlando Innamorato, insieme ai tanti testi tratti dalla continuazione ariostesca, l'Orlando Furioso. E l'Opera dei Pupi, più di ogni altra espressione culturale, ha convissuto a lungo con Matteo Maria. Basti pensare che tutto l'Orlando Innamorato è stato incluso nella Storia dei Paladini di Francia di Giusto Lo Dico (1858-60), il testo che è servito per più di un secolo come testo-base del repertorio stabile dei pupari. E quindi non è sorprendente che sia stato un puparo a ideare quest'evento dedicato a Boiardo.

Una novità della rassegna di quest'anno è la partecipazione di studiosi di università europee e statunitensi. In questo contesto non si tratta di adattare lo schema di un convegno strettamente accademico in cui i tanti relatori parlano di un argomento specifico a un pubblico di "conoscitori," ma di riunire insieme alcuni studiosi che hanno visto in una luce nuova un aspetto dell'opera boiardesca per costruire un'immagine più completa della sua personalità letteraria: poeta epico, poeta lirico, storico e traduttore di opere classiche.

L'occasione che ci ha portato a dedicare questa edizione della Pasqua Rosada a Matteo Maria Boiardo viene fornita dal ritrovamento dei resti mortali del poeta, un avvenimento ideato e promosso dal giornalista Silvano Vinceti e portato a termine dal Colonnello Luciano Garofano dal reparto investigativo scientifico dei carabinieri di Parma che, e ne siamo lieti, parteciperanno entrambi al nostro progetto culturale.

Fin dal medievo, le storie cavalleresche hanno annullato le barriere di classe; Orlando e compagni erano protagonisti sia della piazza che della corte. Cantimbachi, cuntisti, rifacitori, e poeti eccelsi si susseguivano reinventando i grandi cavalieri medievali per un pubblico che in qualche modo si rispecchiava negli stessi ideali. Era un fenomeno che ignorava non solo barriere di classe, ma anche quelle di tempo, di lingua e di stato, con opere in tutte le lingue europee, dal franco-veneto al catalano. E in questo spirito "cavalleresco" anche la nostra Pasqua Rosada mira a cancellare barriere, riunendo teatro di figura con teatro di parola, la cultura "popolare" con quella d'elite, il mondo dello spettacolo con il mondo accademico, Meridione e Settentrione, nonchè l'Italia e l'America.

Jo Ann Cavallo
Associate Professor of Italian
Columbia University